Archivio Maggio 2010
La Procura di Salerno: “Danilo Restivo uccise Elisa Claps con 13 colpi al torace”
Salerno, 28/5/2010 – ”Danilo Restivo uccise Elisa Claps il 12 settembre 1993 colpendola 13 volte al torace con un’arma da punta e taglio, dopo un approccio sessuale rifiutato dalla ragazza”: lo ha detto il Procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro durante la conferenza convocata per oggi. Il magistrato ha aggiunto che nei confronti di Restivo ”ci sono gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine all’omicidio di Elisa Claps”. Dopo aver colpito al torace Elisa Claps, provocandone la morte, Restivo – ha spiegato Di Pietro – ”l’ha trascinata in un angolo del sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, coprendo il cadavere con materiale di vario tipo, fra cui tegole e materiale di risulta”. Restivo ”ha commesso il fatto – ha aggiunto il Procuratore generale di Salerno – per motivi abbietti e ha agito con crudeltà. Dall’esame autoptico del professor Introna, di altissimo livello scientifico è emerso che Elisa Claps è stata uccisa proprio la mattina del 12 settembre 1993, esattamente negli stessi luoghi in cui aveva incontrato Danilo Restivo. Il corpo è sempre rimasto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove poi è stato trovato”. Di Pietro non ha risposto alla domanda se Restivo sia stato aiutato ad occultare il cadavere: ”In questo momento non ho elementi per rispondere con esattezza a questa domanda”. Il pm Rosa Volpe rispondendo a sua volta a un’altra domanda ha precisato che “i resti del cadavere di Elisa non erano completamente coperti. Verosimilmente parte di quel materiale era stato levato. Stiamo ancora verificando”.
La Procura generale di Salerno ha chiesto l’emissione di un mandato di arresto europeo per Danilo Restivo l’11 maggio scorso. Il gip ha accolto la richiesta il 22 maggio. Sarà possibile una estradizione provvisoria dall’Inghilterra all’Italia per Restivo, che il 24 settembre prossimo sarà giudicato da una corte inglese per l’omicidio della vicina di casa Heather Barnett. I magistrati di Salerno “si siederanno ad un tavolo con l’autorità inglese per stabilire tempi e modi dei due procedimenti a carico di Danilo Restivo. Secondo le leggi in vigore con il mandato di arresto europeo – ha spiegato Di Pietro – non ci dovrebbero essere difficoltà per eseguire l’arresto. Dovremo comunque tener conto delle esigenze dell’autorità inglese”. Il pm Rosa Volpe ha aggiunto che “in questa fase abbiamo un anno per eseguire effettivamente l’arresto. Le procedure sarebbero state identiche” anche nel caso in cui Restivo fosse stato arrestato prima in Italia. Lo stesso pm ha dichiarato che la salma di Elisa Claps sarà restituita alla famiglia “a breve”:”Nel corso dell’incidente probatorio si stanno rendendo necessari ulteriori accertamenti. Sono verifiche che devono essere fatte. Al termine dell’incidente probatorio la salma sarà restituita alla famiglia”.
A margine della conferenza stampa il questore di Potenza, Romolo Panico ha voluto spiegare le dichiarazioni rilasciate il 15 maggio scorso, e riportate da “Chi l’ha visto?”, quando aveva parlato di ”innocenti depistaggi” nei 17 anni delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps: “È stata fatta una radiografia su due parole. E’ stata una esagerazione su un termine forse anche sbagliato grammaticalmente. Io volevo intendere che, dopo 17 anni, i depistaggi erano stati non dolosi, non volontari”. Completamente diverso il parere del consulente tecnico della difesa della famiglia Claps, il detective privato Marco Gallo: ”La regia che ha operato per l’occultamento del cadavere e i depistaggi sul caso Claps funziona in modo standard a Potenza. Del resto uno dei maggiori attori di questa vicenda è crocevia di interessi ben più importanti dell’omicidio della povera Elisa”. Gallo non ha voluto però dare maggiori spiegazioni. Secondo lui, Restivo sarebbe stato aiutato, per occultare il cadavere di Elisa da almeno altre due persone che ”hanno operato dalle 14 alle 16.30, senza di lui, che fu invece mandato a casa. Successivamente, proprio dopo la morte di don Mimì Sabia, qualcuno potrebbe aver tolto il materiale di risulta che copriva la salma, proprio per far scoprire quel corpo”. Secondo l’ipotesi seguita da Gallo ”Elisa non andò da sola nel sottotetto della chiesa, non l’avrebbe mai fatto. Ci andò probabilmente con l’amica Eliana e con altri amici, che poi, però la lasciarono sola con Restivo, il quale voleva tentare un approccio”.
Cristofaro Oliva: una telefonata anonima ‘è morto gli amici lo sanno’
In una telefonata anonima arrivata a ‘Chi l’ha visto?’ un giovane dice: “Cristofaro Oliva è morto. Cercatelo a Secondigliano, l’hanno buttato là. I suoi amici lo sanno”. Cristofaro Oliva, studente universitario di 19 anni, è scomparso il 17 novembre 2009 da Napoli. Alle 20,30 di quel giorno il suo migliore amico lo aveva chiamato per avvisarlo che stava per passare a prenderlo in moto. Lui si è preparato in fretta, ha lasciato deliberatamente il cellulare, ha preso il casco ed è sceso sotto casa. La sorella, rientrando, ha incontrato l’amico, che le ha chiesto di lui, dicendo di essere arrivato tardi. Da allora Cristofaro Oliva è sparito.
Alessandra Sandri – Era ancora una bambina
Il 7 Aprile del 1975, in una mattina piovosa, la Alessandra Sandri scomparve nel nulla. Per gli inquirenti dell’epoca aveva “deciso di cambiare la sua vita” nonostante avesse solo 11 anni e un’agghiacciante registrazione indicasse che era vittima degli abusi di alcuni uomini. “Chi l’ha visto?” se ne occupò nel 1991 e nel 1998. Il caso fu riaperto ma non si arrivò a nulla. Ora, sono passati altri 12 anni e i familiari vogliono sapere che cosa è successo alla piccola Sandra.
Roma: picchiato da poliziotti sotto casa, il video shock a “Chi l’ha visto?”
Roma 8/5/2010 – È stato consegnato dai familiari di Stefano Gugliotta a “Chi l’ha visto?” il video girato con un telefonino che documenta il fatto avvenuto il 5 maggio a Roma, in viale Pinturicchio. Secondo i familiari il giovane sarebbe uscito di casa alle 21.40. Nelle immagini, che risalgono alle 23.20 circa, si vede il giovane che, mentre sta andando ad una festa di compleanno, si trova vicino a poliziotti in divisa che presidiavano le strade vicine allo Stadio Olimpico, dove era da poco terminata la partita di calcio per la finale di Coppa Italia. Stefano Gugliotta, 25 anni, è stato fermato, malmenato e arrestato. “E’ accusato di aver partecipato agli scontri e di aver reagito dopo l’arresto, provocando lesioni a un funzionario di polizia – dice il difensore del ragazzo, Cesare Piraino. Invece molte persone affacciate alle finestre hanno assistito alla scena e giurano che i due giovani non avevano fatto nulla. E due inquilini hanno girato altrettanti video con il telefonino, sostenendo che Stefano è stato aggredito senza motivo. Il Gip, però, ha convalidato tutti gli arresti dei tifosi fermati quella sera e così lui rischia di restare in carcere a lungo”.
Roma, 12/3/2010 – Stefano Gugliotta, il giovane di 25 anni aggredito e arrestato la sera del 5 maggio scorso, al termine della finale di Coppa Italia Inter-Roma, è tornato libero. ”Sono felice”, ha detto il ragazzo, appena saputo che sarebbe stato liberato. ”E’ stato vittima di un atto arbitrario”: così la Procura di Roma ha motivato la richiesta per la sua scarcerazione. Un atto arbitrario compiuto da un’agente di polizia che, come mostrano le immagini riprese da un testimone, ha colpito il giovane con un pugno in faccia. Gli inquirenti, nel motivare la richiesta al Gip, Aldo Morgigni, hanno fatto riferimento all’articolo 393-bis del codice penale. In base alla norma, in sostanza, un soggetto non è punibile del reato di oltraggio a pubblico ufficiale quando quest’ultimo ”abbia ecceduto con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”. Il gip ha accolto la richiesta firmando il provvedimento di scarcerazione pur ribadendo la sussistenza del reato di resistenza a pubblico ufficiale. In base a quanto si apprende, il giovane avrebbe colpito con dei calci alcuni agenti per tentare di fuggire dopo essere stato caricato sul cellulare della polizia. Da ieri, intanto, è iscritto nel registro degli indagati l’agente che ha sferrato il pugno al giovane. Dal canto suo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, nel corso del question time ha annunciato che ”qualora venissero accertate al termine dell’indagine responsabilità penali nei confronti di uno o più appartenenti alle forze dell’ ordine il Ministero dell’Interno si costituirà parte civile”.
A “Chi l’ha visto?” Giuseppe De Tomasi smentisce di essere “Mario”, il telefonista del caso Orlandi
Durante la puntata del 3 maggio di ‘Chi l’ha visto?’ sono state riascoltate le voci dei ‘telefonisti’ relativi al caso della cittadina vaticana scomparsa nel 1983. In diretta ha telefonato Giuseppe De Tomasi detto “Sergione”, sospettato dagli inquirenti di essere l’uomo che contattò la famiglia Orlandi il 28 giugno 1983. De Tomasi è intervenuto in trasmissione per ribadire la sua estraneità al caso “Orlandi”. Ha sostenuto, inoltre, che la tomba del boss della banda della Magliana in Sant’Apollinare sarebbe stata ottenuta dalla famiglia De Pedis in cambio di denaro.
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