Archivio Aprile 2011
Marco Dominici
Marco Dominici aveva sette anni quando è scomparso da Roma il 26 aprile del 1970, una domenica pomeriggio. I suoi resti sono ritrovati sette anni dopo, in un cunicolo sotto un istituto dei salesiani, nel quartiere Centocelle, poco distante dall’abitazione della famiglia. Li hanno trovati tre ragazzi che, in cerca di residuati bellici, si erano addentrati nei tunnel sotto Forte Prenestino. Proprio sotto il centro “Don Bosco” hanno visto un paio di scarpette, brandelli di vestiti e un mucchietto di ossa. Le scarpette erano quelle che indossava Marco Dominici proprio il giorno della scomparsa. Quel giorno il bambino era andato al Centro del salesiani per vedere un film al cinema dell’oratorio. Ma a casa non tornò mai. Le ricerche non portarono a nulla. E col passare delle ore e dei giorni l’ipotesi peggiore, quella che gli fosse capitato qualcosa di brutto , si fece sempre più concreta. Il primo indiziato venne segnalato dagli stessi sacerdoti del “Don Bosco”: si trattava di un giovane con disturbi psichici che frequentava spesso l’istituto. Tutti sapevano che era appena uscito dal manicomio e che in passato era stato allontanato dal Don Bosco per aver molestato alcuni ragazzini. Proprio quel giovane fu arrestato e accusato dell’omicidio del piccolo Marco, dopo il ritrovamento dei resti del bambino. Ma al processo su di lui non emersero elementi rilevanti tali da giustificarne la condanna e venne assolto sia in primo che in secondo grado. Roberto Dominici, il padre di Marco, da 40 anni si chiede chi ha ucciso suo figlio e perchè e vorrebbe anche avere la certezza che li resti ritrovati nel cunicolo del Forte Prenestino siano proprio quelli del suo bambino. Negli anni Settanta, infatti, non era ancora possibile effettuare l’esame del Dna.
Il Delitto dell’Olgiata
Vent’anni di indagini e di perizie concluse nel nulla, dopo mille ricerche, dopo vari indagati, dopo che i sospetti non avevano risparmiato neppure il marito, Pietro Mattei, la svolta: una nuova perizia del Ris dei Carabinieri di Roma che ha individuato il Dna del colpevole in una macchia di sangue sul lenzuolo trovato attorno al collo della contessa Alberica Filo della Torre quel 10 luglio del 1991. Il filippino Winston Manuel Reves, 41 anni, che aveva lavorato come domestico a casa della contessa per solo due mesi, è stato fermato e ha confessato. Come nel caso Claps, anche questa volta una perzia molto recente, quella del 2008, non aveva prodotto alcun risultato.
Riccardo Di Cataldo
Riccardo Di Cataldo vive a Milano con i suoi genitori. Dopo le elementari ha lasciato la scuola e dall’1 marzo si trovava in una comunità a Montoggio (Genova), dove doveva essere aiutato a riprendere gli studi. Alle 9 del 3 marzo un operatore della comunità ha avvertito il padre che il ragazzo era molto agitato e che sarebbe tornato a Milano con un treno in partenza da Genova. Ma alle 14 i parenti che lo attendevano alla stazione del capoluogo lombardo non lo hanno visto arrivare e da allora non hanno avuto nessun contatto con lui.
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