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Archivio Novembre 2011

Valerio Verbano

Valerio Verbano nasce a Roma il 25 febbraio del 1961. Inizia la sua militanza nel “Collettivo autonomo Valmelaina” quando frequenta il liceo scientifico “Archimede”. Ama la musica (in particolare Beatles e Pink Floyd), tifa per la Roma, pratica il judo e il karate e non si separa mai dalla sua macchina fotografica. Seguendo una consuetudine diffusa nella sinistra extraparlamentare, inizia ad indagare in prima persona sul mondo dell’estremismo di destra della capitale, fino a creare un vero e proprio archivio, un dossier, con pieno di nomi, abitudini, luoghi di riunione, amicizie politiche e presuti legami con apparati statali. E tante foto.

Alle 12.44 del 22 febbraio 1980 tre giovani sui vent’anni suonano a casa Verbano, in via . Carla e Sardo, i gentiori, sono da poco rientrati: “Siamo tre amici di Valerio”. Carla apre la porta e si trova davanti un giovane alto, biondo, i capelli lunghi ricci, che indossa subito un passamontagna. Anche gli altri due hanno il volto coperto. Sono tutti armati. Sardo cerca di reagire, ma viene atterrato, legato e imbavagliato, come Carla. Marito e moglie vengono sistemati a faccia in giù sul letto matrimoniale, mentre uno dei tre li tiene sotto tiro. Gli altri due si mettono a frugare nella camera di Valerio. I genitori di Valerio restano prigionieri per 56 minuti. Alle 13.40 – Valerio Verbano apre la porta di casa e subito inizia una lotta furibonda. Riesce a togliere il passamontagna ai due che lo aggrediscono nell’ingresso e ne disarma uno. Poi tenta la fuga verso la finestra del salotto. Ma gli sparano due colpi di pistola: il secondo lo raggiunge alla schiena, provocando l’emorragia che gli sarà rapidamente fatale.

Il 20 aprile del 1979 Valerio Verbano era stato arrestato mentre, insieme a quattro amici minorenni, preparava inneschi per bottiglie incendiarie in un casolare della borgata Fidene. Durante la conseguente perquisizione domiciliare la polizia trovò in camera il dossier che venne sequestrato e mai restituito. Nel verbale, però, non si menzionavano negativi fotografici. Quando il 26 febbraio 1980, quattro giorni dopo l’omicidio, i legali della famiglia ne chiesero la restituzione, il dossier sembrava essere sparito nel nulla. Riapparve dopo qualche giorno, ma solo in fotocopia e notevolmente ridotto. Il materiale venne esaminato anche dal magistrato Mario Amato, ucciso il 23 giugno 1980, che indagava sui presunti legami tra dell’estremismo di destra con i servizi segreti e le organizzazioni criminali.

L’inchiesta sull’omicidio è stata chiusa nel 1989 per mancanza di indizi, con la distruzione dei due passamontagna e del guinzaglio che i tre assassini avevano perso durante la fuga, oltre che dello nastro adesivo da pacchi usato per immobilizzare i genitori. La pistola persa da uno dei tre, il proiettile e il bossolo ritrovati in casa sono conservati all’Ufficio Corpi di reato. Nel 2005, su disposizione dal magistrato Diana De Martino, sono stati confrontati con le armi ritrovate in una cantina di via Nomentana. Senza il dossier e con molti reperti distrutti, anche questa nuova indagine è stata chiusa dopo due anni, senza risultati.

Da quel 22 febbraio 1980 il padre di Verbano si è dedicato alla ricerca della verità fino all’ultimo giorno della sua vita. La moglie Carla a 86 anni ha scritto un libro con Alessandro Capponi del Corriere della Sera in cui si raccontano i retroscena e i misteri del delitto. A trent’anni esatti dall’omicidio, durante la trasmissione del 22 febbraio 2010, Carla Verbano ha rivolto una appello direttamente agli assassini di suo figlio: “Mi sono decisa a rivolgermi a ‘Chi l’ha visto?’ per sapere per quale motivo stato ucciso mio figlio e chi sono i mandanti. Dopo 30 anni si levassero quel peso che hanno sulla coscienza, forse hanno famiglia, bambini anche loro. Vorrei che venissero qui, vorrei che suonassero alla mia porta e mi dicessero per quali motivi hanno ucciso Valerio. Io li aspetto”. La signora ha invitato a mettersi in contatto anche chi ricorda uno dei volti ricostruiti negli identikit di due dei killer.

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18 Nov 2011 08.08 "Chi l'ha visto?" 1 Commento

Francesco Rigoli

Francesco Rigoli, 24 anni, la sera del 31 ottobre é uscito dalla sua casa di Sordio (Lodi), dicendo che sarebbe andato a Milano per festeggiare Halloween con i colleghi d’università. Era d’accordo con i genitori che, il giorno successivo, li avrebbe raggiunti nella loro casa di Mercallo (Varese), per trascorrere insieme il ponte di Ognissanti, cosa che non ha fatto. Si é allontanato con la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio scuro, targata CD335XB. Ha con sé la patente, la carta d’identità, una carta di credito Poste Pay, un telepass e il cellulare che risulta irraggiungibile.

16 novembre 2011
Francesco Rigoli aveva promesso ai genitori di raggiungerli a Mercallo (Varese) l’1 novembre ma le sue tracce si sono perse nella notte di Halloween. La notte del 31 ottobre, verso le 3, i vigili del fuoco di Abbiategrasso (Milano) hanno ricevuto una chiamata. Nelle campagne di Gaggiano (Milano) c’era un’auto in fiamme. I Carabinieri scopriranno in seguito che era quella di Rigoli. Nel corso della puntata un appello a fornire informazioni è stato rivolto a chi ha segnalato l’auto oppure è passato nella zona quella notte. Mentre i genitori erano all’università ad attaccare i volantini per ritrovarlo hanno scoperto che in realtà non aveva sostenuto gli esami necessari alla discussione della tesi.
I bibliotecari e altre persone ascoltate all’Università Statale di Milano hanno detto di averlo visto spesso uscire con una ragazza, forse sudamericana, della quale lui non ha mai parlato in famiglia. Un testimone ha dichiarato di avere visto la notte dell’8 novembre al binario 18 della stazione Centrale di Miano un giovane somigliante che indossava una felpa nera, jeans e scarpe da ginnastica che sembravano nuove.

18 Nov 2011 08.08 "Chi l'ha visto?" 1 Commento