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Archivio Dicembre 2011

Roberto Straccia

Roberto Straccia, studente di 24 anni, originario di Moresco (Fermo), che frequenta l’università di Pescara, dove sta per laurearsi in lingue. Nel pomeriggio del 14 dicembre è uscito di casa alle 14:40, come al solito, per andare a fare footing sul lungomare. Ha preso la direzione nord verso Montesilvano e alle 14:42 è stato ripreso da una telecamera del porto turistico. Non è più rientrato e non ha dato notizie. Di solito percorre il lungomare, arriva a una fontana in piazza Salotto, detta la “Nave di Cascella”, dalla quale inizia il centro di Pescara, e poi torna indietro. Non ha con sé né il cellulare, né i documenti, ma solo la chiave di casa.

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23 Dic 2011 08.08 "Chi l'ha visto?" 2 Commenti

Vajont: Deborah cerca il bimbo che suo padre salvò

“Trova quel bambino e abbraccialo per me”. Queste sono state le ultime parole che il padre di Deborah le ha detto prima di morire. E allora lei si è rivolta agli spettatori “Chi l’ha visto?” per essere aiutata a ritrovarlo. La storia parte da lontano, dal 1963, quando Luciano Basso, il papà di Deborah, era a Belluno per il servizio militare come alpino. Il 9 ottobre di quell’anno avviene il disastro del Vajont e Luciano insieme a tutti i suoi compagni parte per Longarone per soccorrere le vittime di quella tragedia, fatta di tanti paesi distrutti e più di duemila morti. Con i piedi nel fango, Luciano ha cammina tra tanti corpi senza vita ma, all’improvviso, si è imbattuto in un bambino di tre anni che piangeva disperato. Lo ha preso in braccio lo ha tratto in salvo. A lui ha pensato tutta la vita ed ha sempre desiderato di poterlo riabbracciare. Oggi quel bambino dovrebbe avere 51 anni.

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Mathis Jouanneau

Mathis è un bambino di 8 anni originario di Caen, nel Nord della Francia. Il 2 settembre il padre Silvain Jeanneau è andato a prenderlo a scuola e lo ha portato con sé per il week end,come concordato con la mamma. Quest’ultima, Nathalie Barrè, la sera del 2 settembre, non riuscendo a parlare con il figlio ha allertato la polizia. Ma del bambino e del padre nessuno sembrava sapere nulla. Gli inquirenti hanno localizzano il cellulare di Silvain Jeanneau a Bayonne (Francia), 800 chilometri a Sud Ovest di Caen. La madre vi è accorsa con la polizia. Ma una volta a Bayonne hanno notano il segnale si spostava lentamente verso Caen: Silvain Jeanneau aveva spedito un plico contenente una lettera ed il cellulare acceso ai suoi genitori a Caen. Sempre a Bayonne, pochi giorni dopo, è stata trovata l’auto dell’uomo. Dalle analisi scientifiche sulla Peugeot 206 grigia metallizzato, non c’era alcuna traccia utile. Giorni dopo ancora, nelle vicinanze di Caen, a Villier Bocage, è stato trovato il camper dove da alcuni mesi viveva Silvain Jeanneau. All’interno c’era il computer che sembrava essere stato formattato. I periti informatici scoprono comunque che l’uomo ha cercato le mappe di Roma e della Città del Vaticano oltre al percorso da Roma per Santiago de Compostela. Tre mesi dopo, il 9 dicembre, Silvain Jeanneau è stato arrestato in una strada di Avignone, nel sud della Francia. Mathis però non era con lui. La polizia gli ha trovato addosso 8700 euro occultati in una lattina di birra modificata, solo una piccola parte della cifra con la quale l’uomo era partito, sembra tra i 20mila ed i 30mila euro. Dal giorno del suo arresto Silvain Jeanneau non ha mai confessato dove possa trovarsi il figlio di 8 anni. Anzi, l’uomo si rifiuta di mangiare e bere, ragione per la quale è stato ricoverato in ospedale. Proprio per questo silenzio e per le tracce che portano in Italia, il procuratore capo di Caen, Catherine Denis, ha lanciato un appello ai telespettatori di Chi l’ha visto.

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Oristano: di chi era il corpo di donna emerso a Is Arenas?

Nel gennaio del 2000 il corpo di una donna è affiorato dal mare di Is Arenas, nel comune di Narbolia (Oristano). In tutti questi anni non è stato possibile dargli un’identità. La procura di Oristano ha chiesto l’aiuto del pubblico di “Chi l’ha visto?”, rendendo note le immagini di due collanine che appartenevano alla donna. Si tratta di due collanine in oro giallo con due ciondoli. Uno raffigura un orsetto seduto, con un cuoricino in grembo e la scritta “ZALI” sul retro, l’altro ciondolo è a forma di pesce. Tra i resti furono anche trovati dei brandelli di calze di nylon color carne, un reggicalze blu e un frammento di body bianco.

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Nada Cella: Il bottone sulla scena del delitto. Perizia sui dischi del pc affidati a “Chi l’ha visto?”

 ”Chi l’ha visto?” ha mostrato nel corso della puntata le immagini del misterioso bottone trovato sulla scena del delitto di Nada Cella, che potrebbe essere di un cardigan femminile. Qualcuno potrebbe riconoscerlo e fornire informazioni utili? Intanto un Dna femminile è stato rilevato sulla camicetta della giovane segretaria uccisa nel 1996. Nell’ambito delle nuove indagini è stata anche disposta una nuova perizia informatica sui floppy e gli hard disk del computer usato da Nada Cella, affidati a “Chi l’ha visto?” dal commercialista datore di lavoro della ragazza e che il programma aveva subito consegnato agli inquirenti.

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[Guarda il filmato nella puntata del 30 novembre]