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Archivio Febbraio 2012

La scomparsa di Antonio Barbatelli: poteva essere salvato?

Nel tardo pomeriggio del 24 agosto 2011 Antonio Barbatelli, 20 anni compiuti da poco, è uscito dalla sua casa di Napoli per andare a correre nel vicino bosco di Capodimonte e poi passare al supermercato. Era solito rientrare con puntualità, non più tardi delle 20:30. Ma quella sera non è tornato. La madre e le tre sorelle con cui vive hanno dato l’allarme. La sorella maggiore si è recata con il padre al parco chiedendo aiuto alla polizia, che ha un drappello all’interno. Gli agenti hanno risposto di non allarmarsi, che certamente il giovane “sarà con qualche ragazza” e che se avesse avuto un incidente sarebbe stato cercato la mattina dopo. Alle 22 circa i familiari si sono rivolti ai carabinieri della caserma “Pastrengo”. “A quest’ora non si fanno le denunce”, è stata la risposta. La madre e la sorella di Barbatelli, presenti un studio durante la trasmissione, hanno raccontato che, dopo alcune chiamate al 112, sono arrivati al bosco due carabinieri a dare una mano nelle ricerche. Hanno cominciato a perlustrare il viale principale del parco insieme agli amici di Antonio, alle sorelle e ai genitori. Ma le due piccole torce elettriche che avevano si sono esaurite presto, non permettendo di continuare. Il giorno seguente, la madre si è recata alla caserma “San Giuseppe” per presentare la denuncia di scomparsa respinta dalla “Pastrengo”. Ma a mezzogiorno la donna è stata chiamata a riconoscere il corpo del figlio, trovato morto, non si sa da chi, in fondo a un dirupo del bosco di Capodimonte. Secondo il referto autoptico stilato dal dirigente di medicina legale dell’ospedale Cardarelli, dr. Pietro Tarsitano, Barbatelli è morto per un gravissimo shock emorragico alcune ore dopo una caduta. Secondo il medico legale, le lesioni non sono compatibili con un’aggressione. Non è chiaro come sia finita in fondo a un dirupo una persona solita correre solo sui viali principali ed esperta dei luoghi. Sul corpo non sono stati trovati i 20 euro che aveva in una delle tasche, che erano rivoltate, né la collanina di caucciù che aveva al collo. La maglietta strappata. Il fascicolo aperto dalla procura sul caso è ancora aperto.

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16 Feb 2012 08.08 "Chi l'ha visto?" 2 Commenti

Emergenza neve, lettera da una spettatrice: “Cerco qualcuno che mi dia delle spiegazioni!”

“Mi rivolgo a Voi anche se mi rendo conto che molto probabilmente non potrete occuparVi della mia storia non essendoci scomparsi… per fortuna!
Sono una pendolare della tratta Cassino- Roma che quotidianamente, per motivi di lavoro, si reca nella capitale utilizzando il treno. Non avrei mai immaginato, però, di dover raccontare questa vicenda: Venerdi, come tutti i giorni, mi sono recata in compagnia di mio marito in stazione per prendere il treno delle 5:18 in partenza da Cassino per Roma. Arrivati alla stazione abbiamo notato che il treno precedente, quello delle 5:
02 ancora non era partito e portava 10min di ritardo in quanto i macchinisti non erano riusciti a raggiungere la stazione di Cassino a causa della neve sulla tratta ferroviaria. Decidiamo, insieme ad altre persone con cui viaggiamo quotidianamente, di prendere quel treno in modo da arrivare un pò prima a Roma. E fin qui tutto ok! Arriviamo in orario nonostante ci sia già neve in diverse stazioni. Una volta in ufficio, verso le 11:00, quando mi rendo conto che a Roma inizia a nevicare, chiamo mio marito e decidiamo di prendere un permesso per uscire prima e tornare a casa… e qui inizia il “bello”.
Esco dall’ufficio alle 12:00 circa ed arrivo in stazione alle 12:30 circa, lì c’è mio marito che mi aspetta… diamo un’occhiata al tabellone delle partenze e notiamo che il primo treno disponibile (il 3355 delle 12:40 è annunciato con un’ora di ritardo), decidiamo di andare a mangiare qulacosa prevedendo che il viaggio diverrà lungo ma non potevamo immaginare che per percorrere 140km circa avremmo impiegato quasi 24h! Il tabellone continua ad incrementare il ritardo fin quando all’altoparlante annunciano che i pendolari diretti a Cassino devono salire sul treno per Velletri che fermerà a Ciampino dove troveranno la coincidenza per Cassino (il treno 3357 delle 13:40 la cui partenza è stata spostata lì). Proviamo a farlo ma il treno è già strapieno e le persone iniziano a discutere per riuscire ad entrare.
Decidiamo di aspettare il treno successivo, (quello delle 14:08 diretto a Campobasso) che sul tabellone è annunciato regolarmente senza ritardi ma senza binario… la scritta sparirà misteriosamente. Treno 3359 delle 14:40 regolare, ok saliamo su quello! Finalmente siamo sul treno (per fortuna troviamo anche un posto a sedere). IL treno parte con qualche minuto di ritardo ed inizia a fare fermate interminabili lungo il tragitto fino ad arrivare a Zagarolo dove abbiamo trascorso la notte nei vagoni. Lì a Zagarolo, infatti., il treno si ferma a lungo e non riuscivamo a capire cosa succedesse. Si rincorrevano diverse notizie tra cui il c’è una frana sui binari, è caduto un albero sui binari, ci sono dei rami spezzati su tutta la tratta lungo i binari… ovviamente nessuna di queste notizie annunciata dal perosnale delle ferrovie. Dopo qualche ora che eravamo fermi in stazione iniziamo davvero a preoccuparci, iniziano i primi attacchi di panico e c’è qualcuno che inizia a sentirsi male davvero (in una carrozza adiacente alla mia c’è un vecchietto che è stato a Roma per una visita al cuore a cui hanno dato un apparecchio per il cuore che ha delle batterie, l’ultima delle quali inizia ad emettere il segnale che indica che va sostituita ma lui non ne ha più e non riusciamo ad aiutarlo… il 113 ocuupato, il 112 occupato, il 115 occupato, il numero verde delle ferrovie dopo averici risposto ci attacca il telefono in faccia) e ci sono bimbi piccoli in difficoltà! Finalmente verso le 21, se ricordo bene l’orario, arrivano le forze dell’ordine e la protezione civile. Il maresciallo dei carabinieri ci rassicura, passando nelle varie carrozze, che stanno allestendo un posto per ospitarci la notte e che sono già pronti i mezzi per accompagnarci, io gli chiedo se non fosse possibile far tonare il treno a Roma, considerata la breve distanza, per poter andare a dormire in un albergo nei pressi della stazione a nostre spese e lui mi risponde: “caspita, e tu preferisci andare in un albergo a tue spese e non essere ospitata al caldo per una notte a spese nostre’”… morale della favola noi da quel terno non siamo mai scesi, se non per andare al bagno in un treno spento affiancato al nostro e per cambaire treno più tardi verso le 2:00 circa. La protezione civile, invece, ci porta acqua, latte caldo, the e merendine e si infoma sui farmaci di cui abbiamo bisogno. Iniziano i primi soccorsi alle persone che ne hanno bisogno.
Quetse sono le due comparse ufficiali! Il maresciallo che ci racconta una frottola e la protezione civile che ringrazio! Per fotuna, però siamo nei pressi della stazione per cui qualcuno scende per andare al bar che nel frattempo ha aperto per prendere qualcosa da mangiare; ovviamnete tutto ciò sotto la neve con il rischio di farsi male davvero perchè la banchina iniziava a ghiacciarsi e il percorso da fare non era breve. Io personalmente ho anche cercato di contattare taxi e alberghi di Valmontone e Colleferro per chiedere se potessero venire a prenderci ma i primi non mi hanno mai risposto (credo avessero le linee intasate) mentre i secondi non effetuavano servizio navetta o quntomeno non quella sera! A Zagarolo, appunto, abbiamo trascorso gran parte della notte nel treno che per fortuna era riscaldato ma non tutti avevano il posto a sedere perchè il treno era strapieno! Nel frattempo però qualcosa è
avvenuto: stanno organizzando degli autobus per Colleferro per portare lì le persone del posto. La cosa, ovviamnete, non viene annunciata ma ce ne porta notizia mio marito che per caso si trova nel posto giusto al momento giusto. Una ragazza seduta accanto a noi corre per prenderlo ma non riesce a salire sul primo (dicono che ce saranno altri ma la cosa si rivelerà una fesseria perchè già il primo resta bloccato sulla strada che conduce a Colleferro). Per la cronaca la ragazza è riuscita a tornare a casa perchè il padre è venuto a prenderla con la macchina. Ad un certo punto ci comunicano, o meglio andiamo ad informarci noi, del fatto che il treno accanto al nostro (il treno toilette diciamo) verrà rimosso dal binario e che arrivarà un altro treno (partito alle 18:00 circa da Roma… hanno avuto il coraggio di far partire un altro treno con altri passeggeri sapendo che già noi eravamo bloccati) fermo ormai da ore nella stazione di Ciampino e che noi dovremmo passare tutti nel nuovo treno in quanto il nostro binario è impraticabile. Verso le 2:00 circa (a questo punto gli orari esatti inziano a sfuggirmi) avviene questo “travaso”. Il nuovo treno contiene già altre persone ma per fortuna io e mio marito riusciamo a trovare posto perchè qualcuno era diretto proprio a Zagarolo e scende dal treno ma parecchi restano in piedi ed inoltra non è molto caldo (quantomeno la nostra carrozza che ha la porta rotta).
Ok, si parte! Ovviamente il treno va a rilento ma va finchè avviene l’ennesimo incoveniente… a pochi metri dalla stazione di Frosinone il treno si spegne e si ferma (tutto ciò avviene verso le 5:00 circa). In questo caso, però, abbiamo avuto la fortuna di trovare un capotreno che è passato in tutte le carrozze a spiegare quello che succedeva (una ragazza, Claudia, davvero molto competente ed organizzata). In pratica il nostro treno è rotto ed inizia a fare molto freddo. Come nel caso di Zagarolo iniziamo a chiamre 113, 112, 115… riesco a parlare con un vigile del fuoco che mi dice di non sapere niente, gli lascio il numero e lo prego di informarsi, mi richiama dopo poco e mi dice che il treno è rotto e che stanno aspettando che arrivi una ltro treno a spingerci da dietro. La cosa avviene berso le 8:30! Nel frattempo iniziano nuovamente attacchi di panico e malori (c’è un’anziana malata oncologica ormai stremata che non riesce più neppure a parlare, il figlio cerca di contattare qulcuno che venga a prenderla, non so come si è risolta la faccenda), la situazione inizia ad essere davvero pesante! Il treno ci spinge fino alla stazione di Frosinone dove ci aspettavamo di trovare almeno il bar aperto per rifocillarci e invece niente di niente! La protezione civile è impegnata asgomberare le starde avanti alla stazione per poratrci via con le macchine, mi informo anche lì su alberghi nei pressi della stazione ma non c’è nulla di raggiungibile! La situazione inizia a degenerare perchè le persone sono davvero molto adirate, c’è chi minaccia di rompere le vetrine del bar per poter entrare, chi invece se la prende con il personale delle ferrovie che non riesce ad organizzare qulacosa per portarci soccorso! Comunque, visto che la situazione iniziava a degenerare, si organizzano in un modo alquanto frettoloso… spostano in avanti il nostro treno agganciato ad una nuova motrice, ci fanno salire su un nuovo treno che agganciano dietro al primo e si riparte… sembra che l’odissea sia finita e invece… Prima fermata Ceccano ok, partiamo alla volta di Castro-Pofi e a 3km dalla stazione il treno si spegne nuovamente… è rotto! La motrice non ce l’ha fatta a trainare due treni! Questa volta siamo in mezzo alla campagna… neanche a dirlo i telefoni prendono poco se non niente e nessuno ci risponde. Anche questa volta il personale delle ferrovie non si degna dfi venirci a comunicare cosa succede e qualcuno prende l’iniziativa di incamminarsi nella neve per cercare di raggiungere a piedi la stazione più vicina (un ragazzo che era seduto accanto a me e che doveva raggiungere Caserta si è avviato con tre borsoni e la borsa del computer… la disperazione! Qui fa molto freddo, la protezione civile non c’è e nessuno ci dice niente ma per fortuna una signora con la sua famiglia arrivano in nostro aiuto (RINGRAZIO CON TUTTO IL CUORE LA FAMIGLIA DEL SIG. MASSIMO O MASSIMILIANO), ci portano il the caldo, il caffè e qulache liquorino agli uominio per riprendere un pò di calore. Nessuno se non loro, è arrivato in nostro aiuto! Vergogna, eravamo al freddo, ormai stremati! Chiedo l’indirizzo della starda più vicina a questi angeli e con il tel di un’altra passeggera chiamo mio padre e gli chiedo di informarsi se le sratde per raggiungerci da Cassino con la macchina sono libere e di venire a recuperarci! In cambio della telefonata prometto un passaggio… Ovviamente per arrivare sulla starda noi avremmo dovuto passare in mezzo alla neve di un campo, ma in quella situazione era tutto ammesso! Nel frattempo arrivano due motrici da Piedimonte che ci agganciano per trainarci in stazione ed io non riesco più a parlare con mio padre. Alle 12:00 circa, quando ormai erano ore che eravamo al freddo, arriviamo alla stazione di Castro-Pofi, mi affaccio per controllare se ci fosse mio padre e non vedo nessuno ma qualcuno mi dice che da Cassino le persone stanno impiegando 2 ore e mezza per raggiungere Pofi. A quel punto mi arrendo e torno a sedermi al mio posto finchè dal finestrino vedo mio padre… miraggio! Ma le porte del treno erano ormai chiuse per scendere, inizio ad urlare per farmi aprire e il controllore dopo avermi aperto si permette anche il lusso di fare una battuta: il treno è stato fermo per 4 ore, tu proprio ora devi scendere?! Comunque grazie a Dio sono riuscita ad arrivare a Cassino sana e salva con mio marito e con la raggazza che mi ha fatto fare la telefonata grazie a mio padre e a mio zio! Perchè “Chi l’ha visto?”… Perchè cerco qualcuno che mi dia delle spiegazioni!
Nina

05 Feb 2012 08.08 "Chi l'ha visto?" 6 Commenti

Yara: dubbi sulle indagini

A Chi l’ha visto” continuano ad arrivare, da varie zone d’Italia, segnalazioni di persone che vivono lontano da Brembate alla quali gli inquirenti hanno chiesto un campione di Dna. Altre, invece, pur avendo avuto a che fare con la palestra di Yara proprio nel giorno dell’omicidio, hanno contattato i programma per dire che non sono state interpellate. Dopo che la famiglia Gambirasio ha nominato un legale e un consulente genetico, il prof. Giorgio Portera, biologo e genetista forense dell’università di Milano, dubbi sulle indagini sono stati espressi clamorosamente da una raccolta di firme. È stata lanciata dall’assessore regionale lombardo a Territorio e Urbanistica Daniele Belotti , che ha deciso di inviare al ministro della Giustizia Paola Severino e per conoscenza al vicepresidente del Csm, al procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia e al procuratore aggiunto di Bergamo la richiesta di sostituire o “in alternativa” affiancare al pubblico ministero Letizia Ruggeri “un pm di provata esperienza e capacità”. Nel documento sono citati “l’affrettato dissequestro dell’area in cui è stato ritrovato il corpo, il mancato sequestro” e la mancata “perquisizione dell’auto e del furgone con cui Mohammed Fikri e i suoi amici si erano imbarcati diretti a Tangeri; il mancato controllo su un centinaio di operai stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello; la mancata richiesta di rogatoria internazionale in modo da poter verificare se il telefonino di Yara fosse stato utilizzato all’estero”. “La mancanza di coordinamento tra le varie forze dell’ordine”, tanto che “diversi Dna risulterebbero essere stati raccolti due volte, sia dai carabinieri che dalla polizia”. Belotti ha anche definito “inspiegabile” il diniego opposto alla richiesta fatta dal prof. Portera, a nome della famiglia Gambirasio, di poter accedere agli atti dell’inchiesta. Intervistato da “Chi l’ha visto?”, il consulente di parte ha detto che la famiglia di Yara, pur mantenendo la massima fiducia negli inquirenti, vuole sapere che cosa è stato fatto finora dal punto di vista scientifico e non ha accolto positivamente il rifiuto e ha ribadito che la richiesta, fatta come parte offesa, ha uno scopo collaborativo e che continua a sperare possa essere accolta al più presto.