CLV

Ricerca
Avanzata

Archivio febbraio 2013

C’era una volta una famiglia

A “Chi l’ha visto?” un nuovo documento della Polizia Stradale che denuncia un aspetto importante del problema della sicurezza sulle strade: la cattiva educazione e irresponsabilità degli automobilisti. Dopo la trasmissione del 20 febbraio in tanti hanno scritto a “Chi l’ha visto?” e raccontato le loro storie. Come Valentina: “Mio cugino era in auto con la moglie, aspettavano una bambina. Ma hanno incontrato un automobilista ubriaco”.

Una condanna esemplare

Tra le migliaia di incidenti stradali che ogni anno si verificano sulle strade italiane ce ne sono molti che non possono essere considerati una fatalità. Se qualcuno si mette alla guida di un’auto potente, dopo che ha fatto uso di droga e va anche contromano, non si accorge di un passante o di un motorino o di una mamma con un passeggino, può difendersi dicendo che è stato un incidente, che non l’ha fatto apposta?

Un caso emblematico è quello portato a “Chi l’ha visto?” dal dr. Vittorio Rizzi, direttore della Polizia Stradale, con e il vicequestore aggiunto Elisabetta Mancini. Un drammatico documento con ricostruzioni in 3D e registrazioni audio e video originali. Sulla A 26 (Genova Voltri – Gravellona Toce) il 13 agosto del 2011 un uomo che correva contromano alla guida di un grosso suv si scontrò frontalmente con l’auto di cinque giovani turisti francesi, uccidendone quattro. Sembra che avesse deciso di fare inversione di marcia in autostrada perché aveva dimenticato il cellulare al ristorante. L’uomo è stato condannato a 21 anni e 4 mesi.

 

Torino, 21/1/2016 – E’ stato condannato ieri a 18 anni e 4 mesi di carcere, per omicidio volontario, l’albanese Ilir Beti che, correndo contromano e ubriaco, nel 2011 provocò un incidente in cui morirono quattro giovani francesi e un quinto rimase ferito sull’autostrada A26 all’altezza di Rocca Grimalda (Alessandria). La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. La precedente condanna della stessa Corte a 21 anni e 4 mesi, sempre per omicidio volontario, era stata annullata dalla Cassazione. Anche nel nuovo procedimento la procura generale ha contestato l’omicidio colposo, chiedendo 14 anni e 8 mesi.

Torino, 20/6/2013 – E’ stata confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino la condanna a 21 anni e 4 mesi per omicidio volontario a Ilir Beti, albanese, che guidando ubriaco contromano sulla A26 nel 2011 provocò, all’altezza di Rocca Grimalda (Alessandria), un incidente in cui 4 giovani francesi morirono e una quinta rimase ferita. I giudici si sono pronunciati contro la procura generale, che riteneva si trattasse di omicidio colposo e aveva proposto una riduzione della pena a 13 anni e 4 mesi. “Brava Italia” la pena è ”quella giusta per un assassino pienamente consapevole di quello che stava facendo” è stato il commento di Cristina Lorin, la madre di una delle quattro giovani vittime.

Roma, 11/3/2015 – La I sezione penale della Cassazione, presieduta da Renato Cortese, ha accolto il ricorso di Ilir Beti, difeso dal professor Franco Coppi, contro la condanna a 21 anni inflittagli dalla corte d’assise d’appello di Torino il 20 giugno 2013. Secondo i giudici di primo e secondo grado, il comportamento di Beti era stato doloso, perché andando contromano era inevitabile mettere a rischio l’incolumità altrui. I supremi giudici hanno invece seguito l’indicazione del sostituto procuratore generale Gabriele Mazzotta, che aveva chiesto l’annullamento con rinvio della condanna, secondo il quale “il guidatore voleva procedere contromano per dare prova a sé stesso della sua destrezza e non aveva considerato che gli altri guidatori, che procedevano ‘correttamente’ nella loro marcia avrebbero potuto perdere il controllo dei loro veicoli”. Coppi aveva sostenuto che “occorre fare molta attenzione quando si fanno le ricostruzioni dei passaggi mentali di un soggetto ubriaco, perché risulta difficile attribuire il dolo, e quindi la volontarietà, a chi si trova in simili condizioni”. Secondo Coppi quella del suo assistito è stata una “condotta imperita e negligente che sottrae l’imputato all’area del dolo e lo consegna all’area della ‘colpa’”. Sotto la Cassazione hanno manifestato con un sit-in i familiari delle giovani vittime francesi.