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Madre e figlia scomparse: L’intervista inedita all’ex marito di Maria
Dopo che “Chi l’ha visto?” nella puntata del 31 ottobre aveva raccolto l’appello di Lorenzo Grande per la scomparsa della sorella Elisabetta e della nipote Maria Belmonte, l’ex marito di quest’ultima aveva rilasciato un’intervista al programma. Ecco il video dell’intervista a Salvatore Di Maiolo con le parti inedite.
Bimbo prelevato a Padova: Intervengono Schifani e Fini. Il Capo della Polizia dispone un’inchiesta
Renato Schifani ha chiesto chiarimenti al Capo della Polizia Manganelli sull’episodio di Padova. “Le immagini proiettate ieri sera a “Chi l’ha visto?” hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. Comportamenti come quello al quale abbiamo assistito meritano chiarimenti ed eventuali provvedimenti”. Manganelli ha immediatamente disposto un’inchiesta interna sulla vicenda. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha avuto un colloquio telefonico con il questore di Padova, ha chiesto al Governo di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi.
Roma, solidarietà a Maria di Trigoria
Alcuni spettatori hanno contattato il programma da Trigoria, un quartiere di Roma: “Una donna è stata aggredita!”, dicevano i messaggi dei cittadini sconvolti per una scena alla quale hanno assistito. In un parcheggio davanti a un supermercato sono andati a prendere una donna, Maria, alla quale sono affezionati. I vigili urbani e operatori sanitari con un’ambulanza volevano portarla in un ospedale per un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ma lei si è rifiutata di seguirli. Le foto scattate dai cittadini del quartiere documentano quello che è accaduto dopo e che loro stessi hanno raccontato durante la trasmissione: la donna è stata trascinata per terra, con i vestiti strappati, seminuda. Non si trattava di un criminale, ma solo di una donna che vive nel quartiere, aiuta chi ne ha bisogno, senza fare male a nessuno né è pericolosa per se stessa. La protesta dei cittadini non si è fermata. Si sono presentati all’ospedale dove l’hanno portata e hanno chiesto di poter vedere Maria. Alessio, un religioso laico americano molto amico di Maria, ha raccontato di essere entrato nell’ospedale e di essere stato aggredito da alcuni infermieri con una guardia giurata, riportando contusioni e traumi documentati da un referto medico che è stato mostrato al pubblico. Maria poi ha potuto lasciare l’ospedale. Al termine della trasmissione è intervenuto telefonicamente Mario De Sclavis dirigente della polizia locale di Roma Capitale, che ha dichiarato che gli agenti hanno seguito le procedure di legge, smentendo che siano equipaggiati con manganelli.
Omicidio di Alina Cossu: i genitori a ‘Chi l’ha visto?’ chiedono la riapertura delle indagini
Il suo corpo venne trovato in mare da due pescatori la mattina del 10 settembre 1988, sotto la scogliera di Abbacurrente , non lontano da Porto Torres (Sassari). Alina Cossu, 21 anni, studentessa universitaria che si pagava gli studi di biologia lavorando d’estate in una gelateria, era stata strangolata poche ore prima. Dopo 24 anni il suo assassino non ha ancora un nome. Nell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?” il padre e la sorella hanno ricostruito le inchieste e le archiviazioni che si sono succedute in questi anni e hanno chiesto la riapertura del caso.
Per la verità su Patrizia Rognoni
Patrizia Rognoni è scomparsa in condizioni misteriose da Castelveccana
(Varese) il 16 settembre 2009. Enzo Iacchetti e un gruppo molto numeroso di
compagni di scuola e di carissimi amici di vecchia data di Patrizia Rognoni, i
suoi “parenti più stretti”, hanno rivolto un appello al Presidente Napolitano e
alla Procura della Repubblica di Varese, esprimendo grossi dubbi sulle indagini
condotte finora, annunciando di essersi costituiti in Comitato per impedire che
il caso venga mai dimenticato.
Enzo Iacchetti e i promotori del Comitato, oltre a voler conoscere gli
sviluppi delle indagini, vogliono dare un contributo al lavoro della
Magistratura, invitando a farsi avanti tutti coloro che hanno informazioni
utili sulla vicenda di Patrizia Rognoni, anche particolari che possono apparire
insignificanti, perché potrebbero aiutare gli inquirenti ad arrivare alla
verità.
Gli amici di Patrizia Rognoni, accomunati dall’affetto per lei e dalla grande
stima e profonda conoscenza della sua persona, ricordano la sua intelligenza,
il suo equilibrio, la sua disponibilità verso il prossimo, la sua educazione,
il suo grande amore per la figlia, caratteristiche che la rendevano speciale.
Aderisci al Gruppo “Per la verità su Patrizia Rognoni” per sostenere l’appello
e l’impegno del Comitato.
Aderisci al gruppo Facebook “Per la verità su Patrizia Rognoni”
Oppure sostieni il comitato lasciando un commento qui sotto.

Arrestato Altin Hoxha, il rapinatore di ville evaso da Regina Coeli
Altin Hoxha è stato arrestato a Valona, in Albania. Lo apprende “Chi ‘ha visto?”, che aveva diffuso le sue foto segnaletiche e le immagini della sua evasione dal carcere romano di Regina Coeli, il 14 gennaio, insieme a un complice già arrestato. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Roma in collaborazione con l’Interpol, hanno permesso di localizzare il latitante in un piccolo villaggio. Il pericoloso evaso albanese è stato membro di una banda responsabile di numerose rapine in ville dell’Umbria, le cui vittime lo hanno indicato come “l’uomo dagli occhi di ghiaccio” per il colore degli occhi.
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[Guarda il video dell'evasione nella puntata del 14 marzo 2012]
Identificato l’uomo nel lago a Sabaudia, si cerca questa donna
Dopo aver risolto l’enigma della sua identità, i carabinieri stanno cercando di chiarire il mistero della morte dell’uomo, Valerio Quarneti. Per questo hanno chiesto nuovamente aiuto al pubblico di ”Chi l’ha visto” diffondendo attraverso il programma la sua immagine e quella della sua compagna, Milena Grimaldi, ancora irreperibile. Anche i familiari della donna sono molto preoccupati per la sua assenza. La sua auto, una Fiat Brava bianca 4 porte, è stata trovata nella serata di oggi ad Anzio (Roma) in piazza Battisti. Milena Grimaldi, 63 anni, alta 1,50, ha i capelli biondi e gli occhi verdi. Gli inquirenti hanno rinvenuto in una delle tasche del pantalone di Quarneti piccoli oggetti: un anello e una croce ansata, d’oro, senza catenina. La croce è la stessa che si vede al collo di Milena Grimaldi in una delle foto mostrate. Un appello è stato rivolto, oltre a chiunque abbia sue notizie, anche direttamente alla donna, affinché si metta in contatto con il programma o con gli inquirenti.
Emergenza neve, lettera da una spettatrice: “Cerco qualcuno che mi dia delle spiegazioni!”
“Mi rivolgo a Voi anche se mi rendo conto che molto probabilmente non potrete occuparVi della mia storia non essendoci scomparsi… per fortuna!
Sono una pendolare della tratta Cassino- Roma che quotidianamente, per motivi di lavoro, si reca nella capitale utilizzando il treno. Non avrei mai immaginato, però, di dover raccontare questa vicenda: Venerdi, come tutti i giorni, mi sono recata in compagnia di mio marito in stazione per prendere il treno delle 5:18 in partenza da Cassino per Roma. Arrivati alla stazione abbiamo notato che il treno precedente, quello delle 5:
02 ancora non era partito e portava 10min di ritardo in quanto i macchinisti non erano riusciti a raggiungere la stazione di Cassino a causa della neve sulla tratta ferroviaria. Decidiamo, insieme ad altre persone con cui viaggiamo quotidianamente, di prendere quel treno in modo da arrivare un pò prima a Roma. E fin qui tutto ok! Arriviamo in orario nonostante ci sia già neve in diverse stazioni. Una volta in ufficio, verso le 11:00, quando mi rendo conto che a Roma inizia a nevicare, chiamo mio marito e decidiamo di prendere un permesso per uscire prima e tornare a casa… e qui inizia il “bello”.
Esco dall’ufficio alle 12:00 circa ed arrivo in stazione alle 12:30 circa, lì c’è mio marito che mi aspetta… diamo un’occhiata al tabellone delle partenze e notiamo che il primo treno disponibile (il 3355 delle 12:40 è annunciato con un’ora di ritardo), decidiamo di andare a mangiare qulacosa prevedendo che il viaggio diverrà lungo ma non potevamo immaginare che per percorrere 140km circa avremmo impiegato quasi 24h! Il tabellone continua ad incrementare il ritardo fin quando all’altoparlante annunciano che i pendolari diretti a Cassino devono salire sul treno per Velletri che fermerà a Ciampino dove troveranno la coincidenza per Cassino (il treno 3357 delle 13:40 la cui partenza è stata spostata lì). Proviamo a farlo ma il treno è già strapieno e le persone iniziano a discutere per riuscire ad entrare.
Decidiamo di aspettare il treno successivo, (quello delle 14:08 diretto a Campobasso) che sul tabellone è annunciato regolarmente senza ritardi ma senza binario… la scritta sparirà misteriosamente. Treno 3359 delle 14:40 regolare, ok saliamo su quello! Finalmente siamo sul treno (per fortuna troviamo anche un posto a sedere). IL treno parte con qualche minuto di ritardo ed inizia a fare fermate interminabili lungo il tragitto fino ad arrivare a Zagarolo dove abbiamo trascorso la notte nei vagoni. Lì a Zagarolo, infatti., il treno si ferma a lungo e non riuscivamo a capire cosa succedesse. Si rincorrevano diverse notizie tra cui il c’è una frana sui binari, è caduto un albero sui binari, ci sono dei rami spezzati su tutta la tratta lungo i binari… ovviamente nessuna di queste notizie annunciata dal perosnale delle ferrovie. Dopo qualche ora che eravamo fermi in stazione iniziamo davvero a preoccuparci, iniziano i primi attacchi di panico e c’è qualcuno che inizia a sentirsi male davvero (in una carrozza adiacente alla mia c’è un vecchietto che è stato a Roma per una visita al cuore a cui hanno dato un apparecchio per il cuore che ha delle batterie, l’ultima delle quali inizia ad emettere il segnale che indica che va sostituita ma lui non ne ha più e non riusciamo ad aiutarlo… il 113 ocuupato, il 112 occupato, il 115 occupato, il numero verde delle ferrovie dopo averici risposto ci attacca il telefono in faccia) e ci sono bimbi piccoli in difficoltà! Finalmente verso le 21, se ricordo bene l’orario, arrivano le forze dell’ordine e la protezione civile. Il maresciallo dei carabinieri ci rassicura, passando nelle varie carrozze, che stanno allestendo un posto per ospitarci la notte e che sono già pronti i mezzi per accompagnarci, io gli chiedo se non fosse possibile far tonare il treno a Roma, considerata la breve distanza, per poter andare a dormire in un albergo nei pressi della stazione a nostre spese e lui mi risponde: “caspita, e tu preferisci andare in un albergo a tue spese e non essere ospitata al caldo per una notte a spese nostre’”… morale della favola noi da quel terno non siamo mai scesi, se non per andare al bagno in un treno spento affiancato al nostro e per cambaire treno più tardi verso le 2:00 circa. La protezione civile, invece, ci porta acqua, latte caldo, the e merendine e si infoma sui farmaci di cui abbiamo bisogno. Iniziano i primi soccorsi alle persone che ne hanno bisogno.
Quetse sono le due comparse ufficiali! Il maresciallo che ci racconta una frottola e la protezione civile che ringrazio! Per fotuna, però siamo nei pressi della stazione per cui qualcuno scende per andare al bar che nel frattempo ha aperto per prendere qualcosa da mangiare; ovviamnete tutto ciò sotto la neve con il rischio di farsi male davvero perchè la banchina iniziava a ghiacciarsi e il percorso da fare non era breve. Io personalmente ho anche cercato di contattare taxi e alberghi di Valmontone e Colleferro per chiedere se potessero venire a prenderci ma i primi non mi hanno mai risposto (credo avessero le linee intasate) mentre i secondi non effetuavano servizio navetta o quntomeno non quella sera! A Zagarolo, appunto, abbiamo trascorso gran parte della notte nel treno che per fortuna era riscaldato ma non tutti avevano il posto a sedere perchè il treno era strapieno! Nel frattempo però qualcosa è
avvenuto: stanno organizzando degli autobus per Colleferro per portare lì le persone del posto. La cosa, ovviamnete, non viene annunciata ma ce ne porta notizia mio marito che per caso si trova nel posto giusto al momento giusto. Una ragazza seduta accanto a noi corre per prenderlo ma non riesce a salire sul primo (dicono che ce saranno altri ma la cosa si rivelerà una fesseria perchè già il primo resta bloccato sulla strada che conduce a Colleferro). Per la cronaca la ragazza è riuscita a tornare a casa perchè il padre è venuto a prenderla con la macchina. Ad un certo punto ci comunicano, o meglio andiamo ad informarci noi, del fatto che il treno accanto al nostro (il treno toilette diciamo) verrà rimosso dal binario e che arrivarà un altro treno (partito alle 18:00 circa da Roma… hanno avuto il coraggio di far partire un altro treno con altri passeggeri sapendo che già noi eravamo bloccati) fermo ormai da ore nella stazione di Ciampino e che noi dovremmo passare tutti nel nuovo treno in quanto il nostro binario è impraticabile. Verso le 2:00 circa (a questo punto gli orari esatti inziano a sfuggirmi) avviene questo “travaso”. Il nuovo treno contiene già altre persone ma per fortuna io e mio marito riusciamo a trovare posto perchè qualcuno era diretto proprio a Zagarolo e scende dal treno ma parecchi restano in piedi ed inoltra non è molto caldo (quantomeno la nostra carrozza che ha la porta rotta).
Ok, si parte! Ovviamente il treno va a rilento ma va finchè avviene l’ennesimo incoveniente… a pochi metri dalla stazione di Frosinone il treno si spegne e si ferma (tutto ciò avviene verso le 5:00 circa). In questo caso, però, abbiamo avuto la fortuna di trovare un capotreno che è passato in tutte le carrozze a spiegare quello che succedeva (una ragazza, Claudia, davvero molto competente ed organizzata). In pratica il nostro treno è rotto ed inizia a fare molto freddo. Come nel caso di Zagarolo iniziamo a chiamre 113, 112, 115… riesco a parlare con un vigile del fuoco che mi dice di non sapere niente, gli lascio il numero e lo prego di informarsi, mi richiama dopo poco e mi dice che il treno è rotto e che stanno aspettando che arrivi una ltro treno a spingerci da dietro. La cosa avviene berso le 8:30! Nel frattempo iniziano nuovamente attacchi di panico e malori (c’è un’anziana malata oncologica ormai stremata che non riesce più neppure a parlare, il figlio cerca di contattare qulcuno che venga a prenderla, non so come si è risolta la faccenda), la situazione inizia ad essere davvero pesante! Il treno ci spinge fino alla stazione di Frosinone dove ci aspettavamo di trovare almeno il bar aperto per rifocillarci e invece niente di niente! La protezione civile è impegnata asgomberare le starde avanti alla stazione per poratrci via con le macchine, mi informo anche lì su alberghi nei pressi della stazione ma non c’è nulla di raggiungibile! La situazione inizia a degenerare perchè le persone sono davvero molto adirate, c’è chi minaccia di rompere le vetrine del bar per poter entrare, chi invece se la prende con il personale delle ferrovie che non riesce ad organizzare qulacosa per portarci soccorso! Comunque, visto che la situazione iniziava a degenerare, si organizzano in un modo alquanto frettoloso… spostano in avanti il nostro treno agganciato ad una nuova motrice, ci fanno salire su un nuovo treno che agganciano dietro al primo e si riparte… sembra che l’odissea sia finita e invece… Prima fermata Ceccano ok, partiamo alla volta di Castro-Pofi e a 3km dalla stazione il treno si spegne nuovamente… è rotto! La motrice non ce l’ha fatta a trainare due treni! Questa volta siamo in mezzo alla campagna… neanche a dirlo i telefoni prendono poco se non niente e nessuno ci risponde. Anche questa volta il personale delle ferrovie non si degna dfi venirci a comunicare cosa succede e qualcuno prende l’iniziativa di incamminarsi nella neve per cercare di raggiungere a piedi la stazione più vicina (un ragazzo che era seduto accanto a me e che doveva raggiungere Caserta si è avviato con tre borsoni e la borsa del computer… la disperazione! Qui fa molto freddo, la protezione civile non c’è e nessuno ci dice niente ma per fortuna una signora con la sua famiglia arrivano in nostro aiuto (RINGRAZIO CON TUTTO IL CUORE LA FAMIGLIA DEL SIG. MASSIMO O MASSIMILIANO), ci portano il the caldo, il caffè e qulache liquorino agli uominio per riprendere un pò di calore. Nessuno se non loro, è arrivato in nostro aiuto! Vergogna, eravamo al freddo, ormai stremati! Chiedo l’indirizzo della starda più vicina a questi angeli e con il tel di un’altra passeggera chiamo mio padre e gli chiedo di informarsi se le sratde per raggiungerci da Cassino con la macchina sono libere e di venire a recuperarci! In cambio della telefonata prometto un passaggio… Ovviamente per arrivare sulla starda noi avremmo dovuto passare in mezzo alla neve di un campo, ma in quella situazione era tutto ammesso! Nel frattempo arrivano due motrici da Piedimonte che ci agganciano per trainarci in stazione ed io non riesco più a parlare con mio padre. Alle 12:00 circa, quando ormai erano ore che eravamo al freddo, arriviamo alla stazione di Castro-Pofi, mi affaccio per controllare se ci fosse mio padre e non vedo nessuno ma qualcuno mi dice che da Cassino le persone stanno impiegando 2 ore e mezza per raggiungere Pofi. A quel punto mi arrendo e torno a sedermi al mio posto finchè dal finestrino vedo mio padre… miraggio! Ma le porte del treno erano ormai chiuse per scendere, inizio ad urlare per farmi aprire e il controllore dopo avermi aperto si permette anche il lusso di fare una battuta: il treno è stato fermo per 4 ore, tu proprio ora devi scendere?! Comunque grazie a Dio sono riuscita ad arrivare a Cassino sana e salva con mio marito e con la raggazza che mi ha fatto fare la telefonata grazie a mio padre e a mio zio! Perchè “Chi l’ha visto?”… Perchè cerco qualcuno che mi dia delle spiegazioni!
Nina
Valerio Verbano
Valerio Verbano nasce a Roma il 25 febbraio del 1961. Inizia la sua militanza nel “Collettivo autonomo Valmelaina” quando frequenta il liceo scientifico “Archimede”. Ama la musica (in particolare Beatles e Pink Floyd), tifa per la Roma, pratica il judo e il karate e non si separa mai dalla sua macchina fotografica. Seguendo una consuetudine diffusa nella sinistra extraparlamentare, inizia ad indagare in prima persona sul mondo dell’estremismo di destra della capitale, fino a creare un vero e proprio archivio, un dossier, con pieno di nomi, abitudini, luoghi di riunione, amicizie politiche e presuti legami con apparati statali. E tante foto.
Alle 12.44 del 22 febbraio 1980 tre giovani sui vent’anni suonano a casa Verbano, in via . Carla e Sardo, i gentiori, sono da poco rientrati: “Siamo tre amici di Valerio”. Carla apre la porta e si trova davanti un giovane alto, biondo, i capelli lunghi ricci, che indossa subito un passamontagna. Anche gli altri due hanno il volto coperto. Sono tutti armati. Sardo cerca di reagire, ma viene atterrato, legato e imbavagliato, come Carla. Marito e moglie vengono sistemati a faccia in giù sul letto matrimoniale, mentre uno dei tre li tiene sotto tiro. Gli altri due si mettono a frugare nella camera di Valerio. I genitori di Valerio restano prigionieri per 56 minuti. Alle 13.40 – Valerio Verbano apre la porta di casa e subito inizia una lotta furibonda. Riesce a togliere il passamontagna ai due che lo aggrediscono nell’ingresso e ne disarma uno. Poi tenta la fuga verso la finestra del salotto. Ma gli sparano due colpi di pistola: il secondo lo raggiunge alla schiena, provocando l’emorragia che gli sarà rapidamente fatale.
Il 20 aprile del 1979 Valerio Verbano era stato arrestato mentre, insieme a quattro amici minorenni, preparava inneschi per bottiglie incendiarie in un casolare della borgata Fidene. Durante la conseguente perquisizione domiciliare la polizia trovò in camera il dossier che venne sequestrato e mai restituito. Nel verbale, però, non si menzionavano negativi fotografici. Quando il 26 febbraio 1980, quattro giorni dopo l’omicidio, i legali della famiglia ne chiesero la restituzione, il dossier sembrava essere sparito nel nulla. Riapparve dopo qualche giorno, ma solo in fotocopia e notevolmente ridotto. Il materiale venne esaminato anche dal magistrato Mario Amato, ucciso il 23 giugno 1980, che indagava sui presunti legami tra dell’estremismo di destra con i servizi segreti e le organizzazioni criminali.
L’inchiesta sull’omicidio è stata chiusa nel 1989 per mancanza di indizi, con la distruzione dei due passamontagna e del guinzaglio che i tre assassini avevano perso durante la fuga, oltre che dello nastro adesivo da pacchi usato per immobilizzare i genitori. La pistola persa da uno dei tre, il proiettile e il bossolo ritrovati in casa sono conservati all’Ufficio Corpi di reato. Nel 2005, su disposizione dal magistrato Diana De Martino, sono stati confrontati con le armi ritrovate in una cantina di via Nomentana. Senza il dossier e con molti reperti distrutti, anche questa nuova indagine è stata chiusa dopo due anni, senza risultati.
Da quel 22 febbraio 1980 il padre di Verbano si è dedicato alla ricerca della verità fino all’ultimo giorno della sua vita. La moglie Carla a 86 anni ha scritto un libro con Alessandro Capponi del Corriere della Sera in cui si raccontano i retroscena e i misteri del delitto. A trent’anni esatti dall’omicidio, durante la trasmissione del 22 febbraio 2010, Carla Verbano ha rivolto una appello direttamente agli assassini di suo figlio: “Mi sono decisa a rivolgermi a ‘Chi l’ha visto?’ per sapere per quale motivo stato ucciso mio figlio e chi sono i mandanti. Dopo 30 anni si levassero quel peso che hanno sulla coscienza, forse hanno famiglia, bambini anche loro. Vorrei che venissero qui, vorrei che suonassero alla mia porta e mi dicessero per quali motivi hanno ucciso Valerio. Io li aspetto”. La signora ha invitato a mettersi in contatto anche chi ricorda uno dei volti ricostruiti negli identikit di due dei killer.
Francesco Rigoli
Francesco Rigoli, 24 anni, la sera del 31 ottobre é uscito dalla sua casa di Sordio (Lodi), dicendo che sarebbe andato a Milano per festeggiare Halloween con i colleghi d’università. Era d’accordo con i genitori che, il giorno successivo, li avrebbe raggiunti nella loro casa di Mercallo (Varese), per trascorrere insieme il ponte di Ognissanti, cosa che non ha fatto. Si é allontanato con la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio scuro, targata CD335XB. Ha con sé la patente, la carta d’identità, una carta di credito Poste Pay, un telepass e il cellulare che risulta irraggiungibile.
16 novembre 2011
Francesco Rigoli aveva promesso ai genitori di raggiungerli a Mercallo (Varese) l’1 novembre ma le sue tracce si sono perse nella notte di Halloween. La notte del 31 ottobre, verso le 3, i vigili del fuoco di Abbiategrasso (Milano) hanno ricevuto una chiamata. Nelle campagne di Gaggiano (Milano) c’era un’auto in fiamme. I Carabinieri scopriranno in seguito che era quella di Rigoli. Nel corso della puntata un appello a fornire informazioni è stato rivolto a chi ha segnalato l’auto oppure è passato nella zona quella notte. Mentre i genitori erano all’università ad attaccare i volantini per ritrovarlo hanno scoperto che in realtà non aveva sostenuto gli esami necessari alla discussione della tesi.
I bibliotecari e altre persone ascoltate all’Università Statale di Milano hanno detto di averlo visto spesso uscire con una ragazza, forse sudamericana, della quale lui non ha mai parlato in famiglia. Un testimone ha dichiarato di avere visto la notte dell’8 novembre al binario 18 della stazione Centrale di Miano un giovane somigliante che indossava una felpa nera, jeans e scarpe da ginnastica che sembravano nuove.
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