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“Chi l’ha visto?”:

Giuseppe Uva: Una testimonianza inedita a ‘Chi l’ha visto?’

Una donna ha chiamato il programma e ha detto che era presente in ospedale all’arrivo di Giuseppe Uva, l’uomo che era stato trattenuto in caserma. Ecco il suo racconto: “C’erano guardie e carabinieri. Sono rimasti in quattro – cinque o sei. E lui, Giuseppe Uva, continuava ancora a urlare: ‘bastardi!’ Allora uno di quelli, carabiniere o poliziotto questo non so, ha detto: ‘Basta adesso, finiamola!’ Poi si è rivolto a dei colleghi così: ‘Portiamolo di là e gli facciamo una menata di botte’. Loro – sempre secondo il racconto della testimone – hanno aperto una porta e poi hanno chiuso. All’uscita – ha detto ancora la testimone – ho notato che lo sorreggevano bene. Io in quel momento ho guardato lui e al naso aveva questa escoriazione. Ho sentito dire: ‘prendete la barella, che lo mettiamo sulla barella’. Difatti l’hanno messo sulla barella e poi hanno chiamato il dottore, che gli ha messo la flebo”.

[Video - Il caso nella puntata del 26 marzo 2014]

[Video - L'ambulanza non serve]

A “Chi l’ha visto?”: Bimbo soffocato al centro commerciale, parla una testimone

Roma, 19/3/2014 – La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo sulla morte del piccolo Francesco, il bimbo di tre anni morto alcuni giorni dopo essere rimasto soffocato il 13 marzo, mentre stava mangiando un hot dog al ristorante del negozio Ikea del centro commerciale “Porta di Roma” il 13 marzo. A “Chi l’ha visto?” il racconto della donna che ha tentato disperatamente di aiutarlo, insieme alla mamma e alla zia, nei lunghissimi minuti in cui si cercava invano assistenza medica. La normativa italiana per i centri commerciali non impone la presenza di un medico di guardia o di un posto di primo soccorso. La denuncia dei genitori di Francesco, che intanto hanno autorizzato la donazione dei suoi organi, affinché casi come questo non si ripetano ancora.

Appello di “Chi l’ha visto?” per Cocò, ucciso e bruciato a tre anni

Era scomparso Cocò, giovedì scorso assieme al nonno e alla compagna di lui. È stato ritrovato domenica mattina in una cascina di Cassano allo Jonio (Cosenza). Ucciso e bruciato. Chi ha compiuto questo gesto infame ha lasciato una moneta da 50 centesimi … come dire .. valgono così poco. “Chi l’ha visto?” chiede alle mamme e ai padri di Cassano allo Jonio di prendere una moneta da 50 centesimi e di metterla davanti alla propria porta, al proprio portone. Per questi infami che uccidono i bambini. Cocò era un bambino di tre anni: mamme, se sapete qualcosa, se avete sentito qualcosa chiamate “Chi l’ha visto?”. Fateli sentire isolati, fate sentire loro che hanno il vostro fiato addosso, di mamme perbene. E voi, padri di Cassano allo Jonio, se sapete qualcosa parlate, per il bambino Cocò, altrimenti vuol dire che non sapete proteggere i vostri bambini, i vostri figli. Non vi chiediamo di fare gli eroi. Ma fateli sentire isolati, braccati, da voi.

“Chi l’ha visto?” tel. 06862 email 8262@rai.it

Papa Francesco: Chi ha ucciso Cocò si penta

26/1/2014 – “Oggi in questa piazza ci sono tanti bambini e io voglio ricordare Cocò Campolongo, a tre anni bruciato in macchina e ucciso. Questo accanimento su un bimbo così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Cocò è di sicuro con Gesù in cielo”. Con queste parole, dopo la recita dell’Angelus, il Papa ha ricordato il piccolo Cocò, auspicando che i suoi assassini “si pentano e si convertano”.

Sicilia: Petizione dei familiari delle persone scomparse

I familiari delle persone scomparse chiedono strumenti legislativi e mezzi più efficaci per la ricerca degli scomparsi.

[Vai alla petizione]

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Marianna Cendron: Che significa questa sigla?

I genitori di Mariana Cendron sono andati ad Este (Padova) con carabinieri, amici sommozzatori e volontari per controllare la segnalazione di una bicicletta nel canale di Bisatto, riferita nella puntata del 29 maggio. Appurato che non era quella della figlia, sono tornati alla loro auto per rientrare a casa e hanno trovato sul parabrezza un foglio piegato sul quale era visibile una sigla scritta a mano “27885” e sotto le lettere “PD”. Una volta escluso che qualcuno avesse voluto informarli della targa di qualche veicolo che aveva urtato il loro, hanno cominciato a cercare di decifrare il messaggio con l’aiuto di con “Chi l’ha visto?”, che ha coinvolto gli spettatori e ha lanciato un appello direttamente all’autore del biglietto perché contatti il programma e faccia chiarezza.

13 Giu 2013 08.08 "Chi l'ha visto?" 30 Commenti

Madre e figlia scomparse: L’intervista inedita all’ex marito di Maria

Dopo che “Chi l’ha visto?” nella puntata del 31 ottobre aveva raccolto l’appello di Lorenzo Grande per la scomparsa della sorella Elisabetta e della nipote Maria Belmonte, l’ex marito di quest’ultima aveva rilasciato un’intervista al programma. Ecco il video dell’intervista a Salvatore Di Maiolo con le parti inedite.

16 Nov 2012 08.08 "Chi l'ha visto?" 3 Commenti

Bimbo prelevato a Padova: Intervengono Schifani e Fini. Il Capo della Polizia dispone un’inchiesta

Renato Schifani ha chiesto chiarimenti al Capo della Polizia Manganelli sull’episodio di Padova. “Le immagini proiettate ieri sera a “Chi l’ha visto?” hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. Comportamenti come quello al quale abbiamo assistito meritano chiarimenti ed eventuali provvedimenti”. Manganelli ha immediatamente disposto un’inchiesta interna sulla vicenda. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha avuto un colloquio telefonico con il questore di Padova, ha chiesto al Governo di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi.

11 Ott 2012 06.06 "Chi l'ha visto?" 4 Commenti

Roma, solidarietà a Maria di Trigoria

Alcuni spettatori hanno contattato il programma da Trigoria, un quartiere di Roma: “Una donna è stata aggredita!”, dicevano i messaggi dei cittadini sconvolti per una scena alla quale hanno assistito. In un parcheggio davanti a un supermercato sono andati a prendere una donna, Maria, alla quale sono affezionati. I vigili urbani e operatori sanitari con un’ambulanza volevano portarla in un ospedale per un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ma lei si è rifiutata di seguirli. Le foto scattate dai cittadini del quartiere documentano quello che è accaduto dopo e che loro stessi hanno raccontato durante la trasmissione: la donna è stata trascinata per terra, con i vestiti strappati, seminuda. Non si trattava di un criminale, ma solo di una donna che vive nel quartiere, aiuta chi ne ha bisogno, senza fare male a nessuno né è pericolosa per se stessa. La protesta dei cittadini non si è fermata. Si sono presentati all’ospedale dove l’hanno portata e hanno chiesto di poter vedere Maria. Alessio, un religioso laico americano molto amico di Maria, ha raccontato di essere entrato nell’ospedale e di essere stato aggredito da alcuni infermieri con una guardia giurata, riportando contusioni e traumi documentati da un referto medico che è stato mostrato al pubblico. Maria poi ha potuto lasciare l’ospedale. Al termine della trasmissione è intervenuto telefonicamente Mario De Sclavis dirigente della polizia locale di Roma Capitale, che ha dichiarato che gli agenti hanno seguito le procedure di legge, smentendo che siano equipaggiati con manganelli.

Omicidio di Alina Cossu: i genitori a ‘Chi l’ha visto?’ chiedono la riapertura delle indagini

Il suo corpo venne trovato in mare da due pescatori la mattina del 10 settembre 1988, sotto la scogliera di Abbacurrente , non lontano da Porto Torres (Sassari). Alina Cossu, 21 anni, studentessa universitaria che si pagava gli studi di biologia lavorando d’estate in una gelateria, era stata strangolata poche ore prima. Dopo 24 anni il suo assassino non ha ancora un nome. Nell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?” il padre e la sorella hanno ricostruito le inchieste e le archiviazioni che si sono succedute in questi anni e hanno chiesto la riapertura del caso.

Alessandra Vanni

Potrebbe essere un nodo a sciogliere il mistero che da 15 anni avvolge la morte di Alessandra Vanni. Il suo corpo fu scoperto la mattina del 9 agosto da un pensionato che andava a buttare un materasso nella discarica comunale del paese. La giovane tassista era arrivata alla guida del suo taxi davanti alla discarica e lì suoi assassini (due gli uomini a bordo secondo alcune testimonianze), dopo averla strangolata, le avevano legato le mani dietro il sedile con lo stesso spago da pacchi usato per ucciderla. Lo spago era stato annodato intorno ai polsi della tassista e poi passato diverse volte su se stesso. Un nodo che già dalla scoperta del delitto aveva attirato l’attenzione degli inquirenti, mostrato al pubblico nel corso della trasmissione nella speranza che gli spettatori possano fornire qualche indicazione utile. Non si è ancora scoperto perché quella sera Alessandra Vanni è arrivata fino a Castellina e, nemmeno l’identità dei due clienti che sarebbero saliti sul taxi all’altezza di Quercegrossa, un piccolo paese tagliato dalla Statale 222, che in venti chilometri collega Siena a Castellina in Chianti. Una zona distante poco più di 50 chilometri dalle campagne di Montalcino, che per mesi furono la prigione di Giuseppe Soffiantini, non lontana dalle case di alcuni dei latitanti sardi che parteciparono al sequestro dell’imprenditore bresciano. L’assenza di moventi legati alla vita o al passato della vittima, che la notte dell’omicidio non subì violenza sessuale, lascia aperte altre ipotesi. Come quella che la notte dell’8 agosto 1997, nel cimitero di Castellina in Chianti, fosse in corso un sopralluogo di uomini della banda che rapì Soffiantini, per verificare se dai tetti della cappelle fosse possibile controllare la strada senza essere visti. Uno scenario concretizzatosi due mesi dopo, il 17 ottobre, a Riofreddo, al confine tra Lazio e Abruzzo, quando in un conflitto a fuoco morì l’ispettore del Nocs Samuele Donatoni. Oltre gli inquirenti che hanno lavorato al caso, a “Chi l’ha visto?” hanno parlato per la prima volta anche la madre e lo zio di Alessandra Vanni.